Vincenzo Bellini fu probabilmente il più romantico dei compositori italiani di melodramma. Ambizioso e ben consapevole del proprio talento, era spesso ospite in palazzi e salotti della nobiltà e dell’alta borghesia, in cui l’arte culinaria era apprezzata e praticata con raffinatezza. Purtroppo, a causa della distruzione del suo epistolario da parte del suo primo biografo Florimo, non ci è giunto molto rispetto alle sue predilezioni personali; paradossalmente, però, proprio a lui è, in qualche modo, attribuita la paternità di una delle ricette più famose della cucina italiana (e siciliana) e che prende il nome dal suo capolavoro: La pasta alla Norma.
Contrariamente alle vicende di altri musicisti e compositori italiani ottocenteschi, su Vincenzo Bellini non ci sono testimonianze concrete del suo rapporto con il cibo, e nelle sue opere non appaiono scene con pranzi o bevute. Per questo “Pasta alla Norma per Vincenzo Bellini” è un libro tanto prezioso: le approfondite ricerche del professor Maia riescono a restituirci un ritratto dettagliato della cucina siciliana dell’alta borghesia e dell’aristocrazia dei primi decenni del 1800.
In “Pasta alla Norma per Vincenzo Bellini”, l’alta cucina dei salotti aristocratici e delle cene di gala del 1800 sperimentata dal noto compositore, viene descritta attraverso aneddoti e curiosità. Il piatto che spicca di più? La pasta alla Norma.
Vincenzo Bellini considerato il compositore per antonomasia del bel canto italiano del XIX secolo, nonostante la sua scomparsa prematura realizzò più di dieci opere lirich, le più note sono La sonnambula, Norma e I puritani.
Andrea Maia, in questo ricettario raccoglie tutta la tradizione culinaria siciliana senza risparmiare gli aneddoti di vita del noto compositore Bellini e i dettagli sui ricchi profumi e i golosi condimenti in uso nel 1800. Ha insegnato a lungo nei licei e all’Università della terza età. Grande appassionato di letteratura e cucina, è autore di romanzi e saggi gastronomici.